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Caporetto
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Barbero, Alessandro <1959- >

Caporetto

Bari ; Roma : Laterza, 2017

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Maria Darida
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Nato a Torino nel 1959 e specializzato in storia militare e del Medioevo, Alessandro Barbero è uno degli storici migliori presenti nel panorama italiano. Con “Caporetto” l’autore riesce non solo ad inquadrare in modo ineccepibile quelli che sono stati i fatti e il loro susseguirsi, ma offre altresì al lettore una perfetta sintesi di ciò che possiamo trovare in altre opere a firma Monticone, Silvestri, Pieri, Faldella, Fadini, Rommel etc , che a più riprese si sono occupati dell’argomento.
La compilazione dello studioso segue uno schema metrico chiaro, lineare e preciso, tanto che il conoscitore è accompagnato passo dopo passo nel rivivere della battaglia. L’opera ha inizio con una parte introduttiva dedicata agli austro-tedeschi, prosegue con la descrizione del crollo delle nostre brigate in appena due giorni per poi approfondire ancora storie e polemiche di vecchia data su responsabilità e colpe gerarchiche che hanno negli anni fatto parte di dibattiti e discussioni tra le più autorevoli fonti storiche. Barbero si sofferma ancora sulle caratteristiche del nostro apparato militare, evidenziandone lacune e inferiorità, scarsa combattività e resistenza della maggior parte dei reparti. Ovviamente lo scrittore non si risparmia nemmeno in merito al tentativo di chi ha cercato di rendere “vittoria” quella che nel concreto è stata una sconfitta, e per dimostrare la sua tesi offre molteplici prove a sostegno.
Non mancano altresì osservazioni sul fatto che “i tedeschi avevano capito da un pezzo che in guerra bisogna innanzitutto cercare di non farsi ammazzare” quando al contrario Cadorna si rifiutava di accettare e comprendere il dato o storie relative a ciò che sarebbe stato il futuro di certi protagonisti quali, a titolo di esempio, il maggiore Visconti Prasca (diventato generale di corpo d’armata nell’ottobre del 1940, destinato a comandare l’esercito italiano nella catastrofica invasione in Grecia, silurato da Mussolini e di poi unitosi ai partigiani dopo l’otto settembre per essere infine catturato dai tedeschi, essere deportato in Germania, riuscire ad evadere per unirsi all’Armata Rossa con la quale entra a Berlino).
Nel cercare di rispondere al perché della disfatta di Caporetto, il docente si tratterrà sulla scarsa competenza tattica dei reparti italiani, alla mancanza di iniziativa e di flessibilità, all’inadeguatezza e insufficienza delle armi dei comparti. Lacune e problemi a cui si aggiungono la stanchezza, la disaffezione, la pessima qualità dei rincalzi, l’inadeguatezza e impreparazione dei giovanissimi ufficiali, le condizioni di vita precarie a cui erano soggetti, la stanchezza, l’incapacità.
Il tutto è avvalorato da grande chiarezza di scrittura e da uno stile narrativo affatto pesante nonché da immagini visive quali cartine e schemi che favoriscono la comprensione di posizioni e strategie anche a chi ne è profano. “Caporetto” sa infatti essere tanto rigoroso e appassionante come un saggio quanto scorrevole e piacevole quanto un romanzo.
In conclusione, un ottimo trattato storico completo da ogni punto di vista, tanto narrativo quanto di approfondimento e ricerca.

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