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Asfodeli e avvertimenti
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Morelli, Antonio <1956->

Asfodeli e avvertimenti

Empoli : Editori dell'Acero, 2018

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Maria Darida
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« Ho un piede
nella disperazione
e l’altro nella vaghezza
Sino ad oggi – queste mattine –
Non ho toccato, qui,
le tue corde,
o senza-speranza
Ho valicato il cielo
ed il silenzio
ed il torrente
Ed il mio cuore
indiviso tabernacolo
e diviso auscultatore
ha bruciato il suo passo [..]»
cit. “Quiete inodore”.

Aprendo questa quinta raccolta di Antonio Morelli veniamo subito accolti e accompagnati nella discoperta della più profonda intimità del poeta dai versi di “Quiete inodore”, una composizione che sin dalle prime battute ci riporta a tutto il modo di essere e di relazionarsi con il mondo di un uomo che ha plasmato la sua sofferenza in vita in versi e parole di grande entità da lasciare ai posteri.
E se proseguendo nella lettura riscopriamo e riabbracciamo i temi dell’incomprensione del mondo, della solitudine, della disperazione, del malessere, del vivere in una realtà ben diversa da quella della propria interiorità, al contempo restiamo sconquassati, scossi, stupefatti dal diverso approcciarsi del Morelli a queste stesse tematiche a cui ci ha avvezzi, a questi denominatori comuni che sempre ci scortano nella sua poetica avendo lo stesso fattoli propri, avendo lo stesso intrapreso con sé stesso, e intessuto con noi, un cammino, un sentiero che ci prende per mano e che ci conduce nella dimensione onirico-reale di un individuo con al suo interno un universo di maglie di colori e sfumature tutte da assaporare e scoprire. Viaggio questo, in cui Antonio è giunto dopo un lungo percorso di auto-analisi e di coraggio. Perché per pervenire a detto risultato egli ha primariamente dovuto scandagliare la sua anima, ha dovuto isolare i suoi demoni, ha dovuto affrontarli uno ad uno per di poi, solo successivamente, poterli condividere anche con “il fuori”. Un atto di coraggio di cui ci ha fatto ancora più dono con le parole custodite in questa composizione sincopata che è “Asfodeli e Avvertimenti”.
La sensazione del conoscitore innanzi alle poesie del Morelli è quella di trovarsi in una oscurità terrena ed eterea durante la quale si erge un cammino a mani protese innanzi finalizzato a ritrovare il sentiero, finalizzato ad abbracciare quella luce che condurrà alla pace, al concludersi delle sofferenze.
La poesia si erge a metafisica, ricrea dimensioni surreali, mistiche in cui l’occhio assiste a una prosa pittorica a stampo prettamente Dechirichiano in cui si smette di riprodurre la realtà nella sua pura apparenza per indagare in quelle che sono le complesse relazioni fra cose e individui. Ci si rifiuta al principio della razionalità per avvicinarsi a ambientazioni atemporali, cosmiche, a oggetti che sottratti alle loro naturali funzioni evidenziano la rottura con il principio di causalità permettendo al poeta di descrivere una realtà spoglia di spazio-temporalità e bensì circuita e plasmata ai propri intenti. Da qui il carattere misterioso, intrigante e doloroso che trasmette al lettore il senso di alienazione, solitudine e incomprensione del mondo che è proprio della penna del verseggiatore.
Ombre queste in cui le contraddizioni ci portano a conoscere una poesia che ad una prima impressione può sembrare autoreferenziale e che non cerca interlocutori essendo fortemente radicata e circoscritta a quelle che sono le volontà dell’ideatore tanto da potersi associare all’assenza di colore del nero, dall’altro, ci troviamo di fronte ad una serie di componimenti che al contrario vogliono “uscire” dalla dimensione individualista e rendersi noti al mondo esterno grazie a tutti quegli elementi di eccezionalità e significati di cui sono connaturate, tanto da potersi identificare con la purezza e la contenutività dell’essenza di totalità del colore propria del bianco. Un parallelismo che rende preziosa e unica nel suo genere la poetica di Morelli.

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