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Parlarne tra amici
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Rooney, Sally

Parlarne tra amici

Torino : Einaudi, 2018

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Sara Biondi
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Non so bene se e quanto questo libro mi sia piaciuto, sicuramente una nota a suo favore è che mette la curiosità di vedere cosa succede, e probabilmente è proprio per questo che l'ho finito, per vedere dove "andava a parare". Non certo perché mi sia piaciuto. Infatti, in questa vicenda dipanata nel giro di circa un anno non si trovano veri e propri avvenimenti che suscitino interesse, anche ciò che accade di più importante viene appiattito molto sul resto della storia, rendendolo come un argomento fra i tanti. La narrazione sembra più limitarsi a un dover fare trascorrere il tempo.
I personaggi in generale cercano ogni modo per fare colpo su persone di cui non gliene importa nulla. Passano il tempo a bere vino, qualsiasi cosa accada. Che siano in casa o a una festa, sfoggiano sempre un calice colmo di vino, atteggiandosi a grandi esperti. Si comportano in modo "overdramatic" in qualsiasi situazione, trasformano ogni singolo piccolo ostacolo in una barriera invalicabile, e soprattutto non fanno assolutamente nulla per aggirare, saltare o distruggere l'ostacolo. Se ne stanno lì con le mani in mano a lamentarsi della loro situazione senza nemmeno chiedere aiuto agli altri, senza nemmeno dir loro che esiste un problema.
In particolare, la protagonista tende a ponderare ogni tipo di situazione in maniera fin troppo razionale, osserva ogni minimo dettaglio, sia ambientale che relazionale. Inoltre è estremamente passiva in ogni situazione, quelle che la vedono al centro e non. Ha sempre paura di essere di troppo, di dire cose sbagliate, di fare cose che potrebbero irritare le altre persone (persone alla cui opinione in realtà non è interessata minimamente), troppo insicura, vittimista. (Piccolo spoiler: quando scopre di avere una malattia non dice niente a nessuno, nemmeno a sua madre che sarebbe l'unica a poterla aiutare, per paura di essere trattata da "malata". Della serie, meglio morire da sola che mostrare a qualcuno una mia debolezza.)
Ultimo ma non per importanza, lo stile: è quasi da sms, i discorsi parlati vengono introdotti senza virgolette, in una via di mezzo fra indiretto libero e diretto. C'è un'esagerata e fastidiosa sovrabbondanza di espressioni quali "tipo" "ok" "ahahah", molto più simili a una chat su Whatsapp che a un libro finalista di un premio letterario.
Insomma, sicuramente è un libro che si fa leggere, ma non me la sento assolutamente di consigliarlo a qualcuno.

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