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Novecento
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Baricco, Alessandro

Novecento

Milano : Feltrinelli, 1998

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Maria Darida
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Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento suona il suo pianoforte con quella maestria e libertà proprie di chi quei tasti li sente sulla pelle, di chi quella melodia l’ha scolpita nel cuore e nell’anima, di chi, già dalla prima battuta, si ritrova ad abitare un’altra dimensione, un altro mondo. Ed è sul Virginian, nave tanto amata quanto dimora provvisoria che da un momento all’altro può venire meno, che l’incanto della musica nonché della storia narrata dalla sublime penna di Baricco, ha inizio.
Nave che è sinonimo di “casa” in un mondo in movimento composto da uomini e donne dai mille colori, con vite che si incontrano e scontrano fondendosi in un’unica sinfonia. Mai è sceso a terra Novecento, egli il mondo di fuori lo osserva dal ponte, lo ascolta dai racconti e dalle chiacchere dei passeggeri, lo respira tra un profumo e l’altro della giornata. Quello scenario che si apre in lontananza ai suoi occhi è tanto estraneo quanto sconosciuto è, per chi non ha mai viaggiato in mare, l’Oceano. Non vi è scelta per Novecento, non vi è alternativa, prendere una decisione non sarebbe altro che una sofferenza, perché come si può scegliere quale nota suonare a discapito di un’altra? Come si può rinunciare a quella sinfonia che ci scuote dall’interno e che fa di tutto per uscire? Novecento è l’accordo vivente di una melodia infinita; egli riesce infatti ad accordare quello strumento che tutti abbiamo dentro ma che spesso, per circostanze e/o disarmonia, non riesce a produrre alcun suono, alcuna melodia.
Novecento è passione, è voglia di vivere, è poesia. Una delle prime opere di detto autore che ho avuto modo di leggere, e che è sempre un piacere rileggere, ogni volta con un nuovo spirito, ogni volta con una nuova e mutata consapevolezza.

«Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. È genio, quello. E’ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito. Allora li ho incantati. E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto.»

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