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Emmaus
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Baricco, Alessandro

Emmaus

Milano : Feltrinelli, 2009

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Maria Darida
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Quattro i protagonisti: Luca, Bobby, il Santo e l’io narrante della vicenda. Quattro ragazzi che appartengono alla borghesia, quattro anime che sono cresciute con l’asservimento a regole ferree e precetti religiosi che, vuoi a causa dell’età, vuoi per i tempi, non comprendono fino in fondo. E per quanto ne discutano, ne parlino, ragionino, quei dubbi restano, quelle perplessità che li hanno portati ad analizzare e ad interrogarsi, persistono.
Crescono e con loro prosperano questi dilemmi, assumendo volta volta differenti pieghe poiché ciascuno è contraddistinto da realtà familiari e di vita mutevoli. Ognuno vive infatti in un contesto diverso; taluno in una famiglia apparentemente dedita al dialogo, talaltro in una in cui questo è inesistente o dove i segreti imperano incessanti dietro silenzi e mura di divisione non solo fisica ma anche mentale e con quella cecità propria di quei genitori che si rifiutano di vedere oltre quegli insegnamenti elargiti e a cui è impensabile sottrarsi. Da qui subentra il tema del peccato che non è concepito come un qualcosa che non va fatto perché atto a ferire il prossimo, bensì come dogma a cui è dovere attenersi perché così è stato insegnato, così è e così deve essere. E fa male, arreca sofferenza, in quanto porta conflitto tra il pensiero interiore e l’insegnamento “sacro” ricevuto.
Una storia dura è quella che ci offre Baricco con Emmaus, una storia in cui si parte dall’amicizia, sentimento che è causa di mille incomprensioni, che è forza e debolezza, e che finisce con l’essere condizionato dalla mentalità bigotta, chiusa in schemi programmati; elemento che di fatto non può che portare al dolore, alla disperazione.
Peculiarità di questo scritto non è solo e soltanto la trama costituita da una tematica di non facile apprezzamento, ma anche lo stile narrativo adottato che risulta essere ad una prima battuta meno poetico rispetto al Baricco a cui siamo abituati tanto da poter essere percepito quale ostico alla lettura.
Eppure è proprio questa scelta stilistica che avvalora e concretizza le argomentazioni proposte perché grazie alla ruvidità del linguaggio la storia, che si sviluppa attraverso le angosce di un gruppo di ragazzi, risulta tangibile, tocca nel profondo chi legge, risveglia corde che altrimenti non sarebbero state pizzicate. Un elaborato particolare ma capace di far riflettere.

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