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Maria Darida
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In una nota in fondo al libro (p. 211 un.ec.Feltrinelli) Tabucchi spiega che il Dottor Pereira lo visitò per la prima volta in una sera di settembre del 1992. Seppur fosse ancora un qualcosa di vago e di indefinito era già un personaggio in cerca di autore.
Perché la scelta ricadde proprio su di lui questo Tabucchi non lo sapeva, come unica spiegazione seppe darsi il fatto che il mese prima, in una torrida giornata d’agosto di Lisbona lesse su un quotidiano cittadino che un vecchio giornalista era deceduto, un uomo che sfuggevolmente aveva conosciuto a Parigi, che sapeva essere di origini portoghesi e che era stato costretto all’esilio poiché negli anni della dittatura salazarista era riuscito a pubblicare su un significativo articolo contro il regime, una persona che in quegli anni di rinascita era caduta nel dimenticatoio nonostante il suo coraggio.
E se di poi metaforicamente quel letterato tornò a fargli visita sotto le mentite spoglie di una allegoria un'altra ragione si annette alla scelta del nome. In portoghese Pereira significa infatti «albero del pero, e come tutti i nomi degli alberi da frutto, è un cognome di origine ebraica, così come in Italia i cognomi di origine ebraica sono nomi di città ». Un gesto con il quale volle rendere omaggio dunque « ad un popolo che ha lasciato grande traccia nella civiltà portoghese e che ha subito le grandi ingiustizie della Storia ».
Un mese torrido, quello dell’agosto del 1938, fu il mese cruciale scelto per Pereira. Il clima in Europa era critico e questa si avviava inesorabile a giorni di indimenticabile disastro.
La scrisse a Vecchiano questa storia Antonio Tabucchi e per una fortunata coincidenza ne concluse la trascrizione il 25 agosto 1993, data registrata nello scritto stesso poiché ricorrenza della nascita della figlia e dunque un giorno di felice avvento e la storia di vita di un uomo.
Ma chi è Pereira? Il Dott. Pereira era un giornalista portoghese, vedovo, cardiopatico ed infelice. Era un uomo che viveva nel passato, con la compagnia del ricordo della moglie con la quale dialogava ancora grazie ad una sua foto ritratto, e con la passione per gli scrittori francesi dell’ottocento e la tematica della morte. Viveva in un periodo di forti conflitti il nostro protagonista, un intervallo di cambiamento dove la democrazia lasciava attecchire la dittatura, dove la censura e la polizia politica erano legge, dove il concetto di razza era divenuto principio cardine della quotidianità.
Eppure, nonostante questo mutevole scenario, egli non si interrogava, non osservava. Continuava la sua vita con tranquillità preoccupandosi di mantenere le sue abitudini, curando per quanto possibile la sua salute, fingendo che tutto andasse bene.
Fino a quando un bel giorno si imbatteva in una tesi di laurea sulla morte, un elaborato redatto da Monteiro Rossi, e del quale restava affascinato tanto da chiedere al giovane di collaborare alla sua pagina culturale al “Lisboa” occupandosi di necrologi anticipati di scrittori e artisti.
Ed è in questo giovane uomo, nella sua innamorata dai capelli ramati Marta, nel Dott. Cardoso che la sua coscienza veniva risvegliata. Tabucchi non ci spiega la ragione per la quale Pereira aiuta Monteiro Rossi, lascia al lettore la facoltà di scegliere il proprio perché e sul finale lo sorprende con l’atto rivoluzionario per eccellenza, poiché a tutto vi è un confine innanzi al quale non può più celare la verità agli occhi, non può fingere che non sia successo niente, non può tollerare: il suo io egemone ha preso la testa della confederazione delle sue anime e non può far altro che assecondarlo.
Il sintagma “Sostiene Pereira” ci accompagna per tutto il componimento, nel principio, nel durante e nella conclusione della narrazione, ed è un’impostazione forte, convincente, concreta. Fa si che il lettore nutra la sensazione di trovarsi davanti a Pereira il quale, è vigile e meticoloso, nel rilasciare la propria confessione, versione o deposizione che si voglia. Un romanzo di alto livello è quello dello scrittore, sia da un punto di vista contenutivo che stilistico che narrativo.

«Ma lei, dottor Pereira, lo sa cosa gridano i nazionalisti spagnoli?, gridano viva la muerte, e io di morte non so scrivere, a me piace la vita, dottor Pereira, e da solo non sarei mai stato in grado di fare necrologi, di parlare di morte, davvero non sono in grado di parlarne. In fondo la capisco, sostiene di aver detto Pereira, non ne posso più neanch’io».

«[…] la filosofia sembra che si occupi solo della verità, ma forse dice solo fantasie, e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità».

«La smetta di frequentare il passato, cerchi di frequentare il futuro».

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