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La donna abitata
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Belli, Gioconda

La donna abitata

Roma : E/O, 1995

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Maria Darida
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Lavinia è una studentessa di architettura presso la facoltà di Bologna che, una volta conseguiti questi, decide di tornare in patria, a Faguas, luogo ove trova impiego presso un prestigio studio. Si stabilisce altresì nella casa che la zia, con cui ha trascorso attimi essenziali della sua vita, ed ormai venuta a mancare, le ha lasciato. Detta manifestazione di indipendenza suscita il disappunto tanto dei genitori quanto del ceto dei “verdi” a cui ella appartiene. E’ inoltre qui che essa conosce Felipe, uomo affascinante con cui inevitabilmente inizia una relazione talvolta offuscata dai misteriosi impegni di questa figura a tratti sfuggente. Il primo pensiero va alla possibilità di un tradimento, alla possibilità di non essere la sola, alla possibilità che egli frequenti altre donne. Detto timore viene meno una notte come tante quando egli fa ritorno a casa con un uomo ferito da un colpo di arma da fuoco. E’ così che Lavinia scopre le attività segrete del compagno, è così che scopre che egli è impegnato nella lotta di liberazione tanto che, dopo un primo momento di sconcerto e terrore, arriverà a maturare il desiderio di entrare con lui in clandestinità.
Con “La Donna abitata” Gioconda Belli riesce, attraverso l’ambientazione in una ipotetica città dell’America Latina chiamata Faguas, a far rivivere al lettore quella che è stata la dittatura di Somoza. La storia non ha fretta, parte con calma e con calma si sviluppa, ben descrivendo quelle che sono le amicizie della protagonista, le sue ambizioni nonché l’universo ovattato che la congiunge e separa dalla povertà che la circonda. Una condizione, quest’ultima, che esiste ed è tangibile con mano seppure sia parallela a quella ricchezza che tenta di offuscarla facendo buon viso a cattivo gioco. Lavinia dal canto suo segue il modello occidentale europeo ed utilizza questo archetipo anche quale espediente giustificatorio volto a chi può permettersi di chiudere gli occhi innanzi all’indigenza altrui.
In queste prime premesse si inserisce Itzà, spirito di una guerriera atzeca, figura spontanea, genuina, concreta che non comprende e si spiega questa passività. Ella è inoltre un personaggio da non sottovalutare; con la sua autenticità si presenta stratificata, complessa, caratterizzata da mille sfaccettature. Rappresenta il passato, rappresenta il conio delle antiche tribù nonché lo strumento con cui far fronte a questa indifferenza. E’ il mezzo con cui Lavinia può essere risvegliata dissipando il conflitto interiore.
Pacificazione, questa, che porterà a stravolgere anche il senso della vita, dell’esistenza. Vivere e morire assumeranno un significato, saranno espressione delle scelte e delle volontà che sono proprie del percorso di ognuno su questa terra.
Quello di Gioconda Belli è un romanzo forte, crudo, intenso. Un testo dove uno stile elegante e pacato sa essere al contempo tagliente ed efferato, sa essere al contempo appassionato e creativo, sa mostrare al lettore il conto che ogni colpa e merito comporta. Un elaborato dove il sentimento, gli ideali, l’amore, il femminismo, il riscatto, la politica, la povertà, la ricchezza, la guerra, i conflitti esterni ed interiori, sono colonna portante ma anche punta dell’ice-berg di una serie di contenuti estremamente vasto e articolato.

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