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Non ditelo allo scrittore
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Basso, Alice

Non ditelo allo scrittore

Milano : Garzanti, 2017

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Maria Darida
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Correva l’anno 1996 quando “Verrò a trovarvi sul lago”, opera a firma Ruggero Solimano, faceva il suo ingresso nel mondo della letteratura consacrandosi come uno dei testi più acclamati ed apprezzati dal grande pubblico. Sono ormai trascorsi vent’anni dalla divulgazione eppure detta fama non accenna a diminuire. Peccato però che le edizioni “L’Erica” si siano rese conto di un piccolissimo dettaglio che sino ad ora era passato inosservato: “Verrò a trovarvi sul lago” non è stato affatto scritto da Ruggero Solimano bensì da un ghostwriter di prima categoria. Tante le domande che si celano dietro l’enigma, tanti i quesiti a cui è necessario dare risposta. Ma, prima di tutto, questo misterioso scrittore va trovato, e chi meglio di Vani Sarca può riuscire in questa impresa?
Al contempo il commissario Berganza è alle prese con un caso molto complesso, un’indagine atta a smontare una rete di traffico di sostanze stupefacenti capitanata da un boss agli arresti domiciliari tutt’altro che innocuo. Lo stesso coinvolgimento nell’inchiesta della nostra amata protagonista si rende alquanto arduo; Romeo, consapevole del pericolo, è infatti sinceramente preoccupato per l’incolumità della sua pupilla.
Il quadro è completato da Riccardo e dal suo inarrestabile corteggiamento, corteggiamento che non ha speranze di buona riuscita poiché il cuore di Vani, non solo non ha ancora siglato nei suoi confronti un armistizio, ma ha pure intrapreso un’altra direzione; una direzione che richiede coraggio, coraggio di osare prima che sia troppo tardi.
Ed è così che al doppio rebus da risolvere, Silvana è costretta ad affrontarne un terzo di carattere prettamente sentimentale, un terzo personalissimo dilemma che la costringerà a fare i conti con sé stessa e che la porterà a rischiare il tutto per tutto.

«Ebbene: non scordatevi mai che, insita nell’essere umano, vi è e vi è sempre stata un’idea sana di amore, fatta di scelta consapevole, di fiducia e di impegno; l’idea del prendersi per mano e andare insieme nella stessa direzione aiutandosi a vicenda di fronte alle prevedibili difficoltà. Un’idea che già nel Seicento riusciva a farsi strada fra le mille sovrastrutture delle imposizioni religiose sociali. Al di là dei condizionamenti culturali che nel corso della storia ci hanno detto come dovessimo comportarci per essere accettati, dentro la nostra specie, da sempre, c’è questo seme di bellezza e perfezione che anela a germogliare. Cercate quello, aspirate a quello, non accontentatevi di nulla di meno, non giustificate nulla che non sia a quell’altezza. E se Dio vuole non dovrete mai pentirvi di una storia malata o di avere buttato via del tempo in qualcosa che non lo meritava. Anche solo un libro.» p. 301

Ultimo capitolo disponibile della serie, “Non ditelo allo scrittore” è uno scritto magnetico, capace per stile narrativo nonché per contenuti, di fare breccia nel cuore del disarmato lettore che, trafitto sin dalle prime battute al muscolo pulsante radicato nel petto, va avanti e avanti tutto d’un fiato sino alla conclusione dell’opera. Perché è ASSOLUTAMENTE impossibile riuscire a staccarvisi prima. E in quella fase “del mentre”, il cuore dell’incauto conoscitore che mai si sarebbe aspettato di trovarsi innanzi ad un episodio così avvincente e ricco di sviluppi, rischia seriamente di andare in fibrillazione atriale maligna con conseguente arresto cardiaco; patologia che, badate bene, non manca di sopraggiungere con il colpo finale dell’epilogo.
Eh si, perché l’opera de qua non delude e non dà segno di cedimento in nessuno dei suoi intervalli, conclusione compresa. Non solo. La stessa evoluzione delle vicende avviene con i giusti tempi, in un crescendo continuo che ha inizio con “L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, che prosegue con “Scrivere è un mestiere pericoloso” e che approda ad uno dei tanti possibili risultati con “Non ditelo allo scrittore”, classe 2017. Una maturazione che, ancora, non risparmia la stessa ghostwriter e i suoi scheletri nell’armadio e che è accompagnata da una penna calda, fluente, familiare ed al contempo ironica.
Ed anche se i giorni passano, Vani resta e con lei resta la curiosità del sapere se continueranno, o meno, le sue avventure. Alice Basso, ci rimettiamo a te! Cosa ci riserberai per il futuro?

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