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La perfezione non è di questo mondo
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Mattalia, Daniela

La perfezione non è di questo mondo

Milano : Feltrinelli, 2017

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Maria Darida
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Torino. Adriano, ottantaduenne professore di filosofia in pensione, non è riuscito a superare la morte di Giulietta, la donna con cui ha condiviso tutta la sua vita. Da quando questa è venuta a mancare, è stato colto da una solitudine senza eguali, da una solitudine che non ha confini. Non può fare quindi a meno di girare per i reparti delle Molinette, luogo di ricordi ma anche luogo dove l’anima della consorte è ancora presente sotto la forma del fantasma. “Perché sei ancora qui, mia amata Giulietta? Come posso fare per aiutarti?” si chiede l’anziano uomo.
Olga, settantacinquenne in pensione che ha dedicato la sua vita a Bruno, uomo sposato che le ha inevitabilmente spezzato il cuore, adesso vive con il piccolo René, un delizioso gatto dal manto rosso e dalle molteplici fusa.
Gemma, ventinovenne, libraia nonché volontaria del Filo d’Argento è amica di “cornetta” di Olga nonché una ragazza solare ed altruista cresciuta senza la figura di un padre. Una mattina come un’altra, durante il suo canonico percorso di jogging, avrà un incontro ravvicinato del terzo tipo con Archibald, bracco coccolone di proprietà di Fausto, fidanzato di Susanna, donna della Torino bene, disegnatore e giornalista dai capelli fulvi, scarmigliati e dagli occhi tendenti al color oro.
Ed ancora Angelo, tassista allegro e loquace, il cui nome è tutto un programma, amico del fantasma Ernesto, sarà colui che con il suo mezzo intesserà le fila dell’opera, collegando, sulla scia della storia principale – quella di Adriano – le vite dei vari personaggi concepiti da Daniela Mattalia.
Sotto la falsa riga di un testo leggero e di facile scorrimento, l’autrice dona al grande pubblico un elaborato ricco di contenuti che con semplicità entra nel profondo dell’animo inducendo alla riflessione.
Forza di questo è la tematica mixata allo stile: attraverso un linguaggio apparentemente dai toni leggeri viene infatti affrontata, mediante il canale della solitudine, la problematica della fine della vita. Ottimo, in tal senso, il bilanciamento delle emozioni e delle vicende. Pagina dopo pagina queste scorrono parallelamente tra loro, ma senza mai cadere nel melodrammatico.
La scrittrice riesce inoltre a porre l’attenzione anche su un altro aspetto della vita attuale, quello dell’isolamento. L’anziano, in particolar modo, ma anche il giovane, tende a chiudersi, a lasciarsi andare allo stato di emarginazione che è proprio della realtà circostante. Perché il giovane non ha tempo per ascoltare l’anziano e l’anziano non ha desiderio di adattarsi alla frenesia di una vita che ha già vissuto e per cui ha già fatto e lottato. Finiscono così per risultare invisibili agli occhi dei più. Questo aspetto è messo in evidenza in particolar modo dall’ormai vedovo, ma anche da Olga nonché dalla madre di Gemma e dal suo convivere con frivolezze atte a “riempire le giornate” pur di non pensare a quell’uomo che quindici anni prima l’ha lasciata con una figlia da crescere. E Gemma stessa, che notate bene è volontaria al call center per anziani, spesso è la prima a non vedere, a non ascoltare. Sarà una circostanza particolare a farle aprire gli occhi, a farle rivalutare quella figura che ha accanto e che così frequentemente ha sottovalutato.

«Gemma, a ventinove anni, sapeva ormai che la vita può ingarbugliarsi parecchio. Ma non aveva ancora capito una cosa fondamentale. Che sua madre puntellava le proprie giornate con innocue finzioni di ogni tipo perché il marito non c’era più da tanto tempo e Gemma c’era, sicuro. Ma dove, miciola. Dove sei esattamente. Perché mica ti sento» p. 40

Fausto al contrario rappresenta il mezzo con il quale ciascuno può riflettere sulla propria relazione amorosa. All’inizio del componimento egli è fidanzato con la figlia di un notaio, dall’aspetto bellissimo, ma chiaramente viziata (basti pensare al fatto che è lei che vuole a tutti i costi il cane così come è sempre la stessa che non esita a proporre di farlo stare in terrazza pur di non averlo tra i piedi. Ho detto tutto). Con il proseguire degli avvenimenti questa relazione inizierà ad andare stretta al grafico che finirà con l’interrogarsi in modo sempre più risolutivo sugli aspetti che sono propri della compagna.

«Sto dicendo che se la tua compagna di vita si fa trascinare, se ti devi voltare indietro per sapere che c’è, non va bene. Non andrà bene. Ma nemmeno funziona se è davanti a te e ti tira, ti dice di fare questo e quello e vorrebbe decidere per tutti e due. Ed è più che una passeggiata, capisce? E’ una specie di danza, e se il ritmo non è armonioso, si spezza. Le sembra sbagliato?» p.106

In conclusione, la novellatrice è riuscita a dar vita ad un romanzo con i giusti tempi, con personaggi ben costruiti e non stereotipati che non faticano ad entrare nelle grazie di chi legge, nonché a far meditare su argomenti e sentimenti propri dell’animo umano che spesso disturbano per la loro intensità ed espressione.
Un volume fresco, non impegnativo, che si esaurisce in una giornata ma che ci invita, infine, a guardare il nostro mondo con un’ottica positiva, un’ottica che tenga conto tanto delle imperfezioni quanto delle perfezioni, perché sono le piccole cose a fare la differenza.

«”Mi interessano,” aveva spiegato serissimo Angelo, “i personaggi che si uccidono, vorrei sapere perché rinunciano alla vita, che non sarà un granché ma è sempre meglio esserci che no. Passiamo secoli e secoli a non esistere e una manciata di anni a essere vivi. Non le sembra follia sprecare l’occasione?”
“Ma quelle dei romanzi sono vite inventate”, aveva obiettato Adriano.
“Gli scrittori non inventano”, aveva replicato lui. “O meglio, inventano per capire. E si cerca di capire la realtà. Sempre”.
[..] “Scusi, ho visto il rosso all’ultimo. E sì che faccio questo mestiere da una vita.”
“Non importa. Sa come si dice, la perfezione non è di questo mondo”. Che rilassante banalità.
“Se è per questo, neppure dell’altro”». P. 123

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