Risultati della ricerca http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/ R: Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/19?start=0#post20 <p>«E dalla cornetta è uscito solo un respiro, ma lieve, e umido, e salato. Allora ho capito che stava piangendo anche lei. Ci parlavamo per la prima volta dopo otto anni, otto anni, e quel sala e quei sospiri erano tutto quello che un figlio e una madre possono dirsi dopo tanto tempo. Siamo rimasti così, in silenzio, fino a quando la comunicazione si è interrotta. In quel momento ho saputo che era ancora viva e forse, lì, mi sono reso conto per la prima volta che lo ero anch’io. Non so bene come. Ma lo ero anch’io.» </p><p>Il viaggio di Enaiatollah Akbari ha inizio in Afghanistan. Suo padre, camionista, muore durante un trasporto di merci e sua madre, minacciata dai talebani, non ha altra alternativa se non quella di nascondere e poi allontanare il figlio. A seguito della perdita del carico, infatti, i malavitosi, iniziano a perseguitare i suoi cari, membri, tra l’altro, degli hazara, l’etnia di minoranza perseguitata dai pashtun. Ecco perché la donna, per proteggerlo, lo porta – e lascia – in Pakistan, a Quetta, dove prima di andarsene si fa promettere dal figlio tre cose: di non rubare, di non usare le armi e di non drogarsi. Lo invita a seguire gli insegnamenti che ha ricevuto e a non arrendersi, gli sussurra che non può far altro, le circostanze le impediscono di restare al suo fianco. Deve imparare a cavarsela da solo, ma senza dimenticare quella che sino ad allora è stata l’istruzione ricevuta. Passano i giorni, i mesi, gli anni. Enajatollah è costretto a muoversi ulteriormente, a spostarsi di stato in stato, ad abbracciare lavori improbabili, denigratori e comunemente reietti da chi sta meglio, ma deve pur in qualche modo sopravvivere. Nasce in lui il proposito di trasferirsi in Europa, ha saputo che questa terra è molto diversa da quella in cui attualmente vive. Vuole andare incontro alla sua possibilità, è forse, la sua ultima chance. E per raggiungerla, questa terra, affronterà la fame, il freddo, ripetuti soprusi, il mare, la morte, la solitudine. Arriverà a Venezia, a Roma ed infine a Torino dove, grazie ad un amico dei tempi dell’Afghanistan, verrà accolto da una famiglia piena d’amore. Ed è qui che potrà coronare un altro suo grande desiderio: studiare. Negli anni di “pellegrinaggio” da un impiego all’altro, quante volte ha visto bambini andare a scuola, quante volte ne ha visti altri giocare in cortile tra una lezione e l’altra, quante volte ha semplicemente sperato di poter un giorno avere la stessa occasione, la stessa opportunità. <br />Enajatollah non è un sogno, non è una creazione di fantasia nata dalla fervida immaginazione di Geda. <br />E’ vivo, studia, e cerca di costruirsi un futuro. Per quanto ambisca a tornare nella sua terra natia, sa che ad oggi questa non ha nulla da offrirle; destina così il suo impegno alla volontà di aiutare, nei giorni che verranno, tutti coloro che sono intrappolati in una società senza speranza, destino, occasioni, in una società dove ciascuno è lasciato a se stesso, in balia dell’ignoto, della criminalità, in una società dove “arrivare al giorno dopo” è già di per se un miracolo. <br />Quella raccontata dall’autore è una storia che volutamente assume i toni del fiabesco, e lo fa per raggiungere i cuori tanto dei più grandi quanto dei più piccoli. E’ una narrazione che non si propone soltanto di enunciare quella che ormai è divenuta sempre più quotidianità, ma anche di sensibilizzare le menti di chi crescendo nell’agio, non immagina minimamente che esistano anche queste differenti dimensioni. Basti pensare al momento in cui il ragazzo, approdato nella sua nuova famiglia, scopre di avere un letto – e per di più tutto suo – , un tetto sopra la testa e perfino dei vestiti nuovi. Questi sono concetti e oggetti che diamo per scontati, non considerando che invece, per altri, non lo sono affatto.</p><br><br> Postato in: Nel mare ci sono i coccodrilli - Fabio Geda stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Tue, 08 Nov 2016 11:23:47 +0100 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/19?start=0#post20 R: L'amica geniale - Elena Ferrante http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/57?start=0#post173 <p>Pensate di poter fermare il tempo e di riportarlo indietro agli anni '50 nella periferia di Napoli. Questo libro è la storia di due bambine che nascono e crescono in un rione napoletano dopo la seconda guerra mondiale. Le loro vicende di vita costituiscono il filo narrativo della storia, ma la vera bellezza è l'ambientazione. <br />La Ferrante ci dona lo spaccato di una società ormai esistente solo nei ricordi dei nostri nonni, quella che usava pentole di rame, il ferro da stiro con la brace all'interno, che andava a messa la domenica e che prendeva la licenza di quinta elementare se era fortunata. Mogli e figlie assoggettate al capofamiglia, il contrasto tra la condizione umile dei più e il benessere dei pochi malavitosi del quartiere. <br />Assolutamente da leggere se volete fare un viaggio nel tempo.</p><br><br> Postato in: L'amica geniale - Elena Ferrante stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Wed, 08 Apr 2020 10:15:53 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/57?start=0#post173 ...che Dio perdona a tutti - Pif http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/186#post186 <p>Ogni estate mi concedo una lettura leggera e questo libro è decisamente l'ideale da portarsi in vacanza, al mare o in montagna. <br />Pif racconta, con molta ironia, la storia di Arturo, un uomo che non ha ancora trovato una donna che gli piaccia tanto quanto i dolci e la ricotta. Finchè non arriva Flora a sconvolgergli la vita. <br />Un libro che fa sorridere, ma anche riflettere sulla propria identità religiosa. Per essere credenti basta credere o dobbiamo mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti al catechismo, piano piano dimenticati o semplicemente ignorati? A ciascuno la propria risposta. <br />Cosa mi lascia questo libro? Divertimento, intrattenimento, e soprattutto una voglia matta di tornare in Sicilia per gustarmi le prelibatezze della pasticceria locale.</p><br><br> Postato in: ...che Dio perdona a tutti - Pif stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Thu, 23 Jul 2020 18:18:18 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/186#post186 1984 - George Orwell http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/37#post37 <p>Scrittore, opinionista, giornalista, saggista nonché attivista politico britannico Orwell è uno degli autori più diffusi ed apprezzati del XX secolo sicuramente ricordato per il contributo dato al filone della “letteratura distopica” spesso utilizzata nella sua lotta contro il totalitarismo. Pertanto, nonostante sia artefice di saggi e romanzi variegati e di notevole spessore, viene soventemente ricordato per opere quali “1984” e “la fattoria degli animali”. <br />1984 o 2014? Sebbene il romanzo risalga al 1948 rappresenta una delle opere più attuali e concrete del panorama letterario odierno. Affilata e vigorosa l’analisi di Orwell abbraccia numerosi aspetti caratteristici delle società, senza nulla mai lasciare al caso e senza alcunché risparmiare al lettore. Dalla politica, alla teoria delle masse, alle emozioni, alla teoria dei gruppi, all’oppressione determinata dalla leadership estrema, lo scrittore dà vita ad un universo complesso, ricco, veritiero e tangibile con mano. Un universo dove « La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza », dove l’uomo non è altro che una pedina le cui sorti sono rimesse alle arbitrarie decisioni dell’apice. Il protagonista, Winston Smith, è un membro subalterno del Partito, incaricato di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati al fine di rendere riscontrabili e veritiere le previsioni addotte dal regime; non solo, egli deve modificare la storia scritta contribuendo all’alimentazione della fama dell’infallibilità del Partito stesso. Winston Smith è un bieco strumento in mano al sistema. <br />Apparentemente un uomo malleabile si rivelerà essere un individuo con forte personalità che mal sopporta le tirannie e le imposizioni del vertice. Affiancato da Julia (la donna di cui è innamorato) ed ingannato da O’Brien, Winston sarà cadrà in balia degli avvenimenti, verrà arrestato e poiché refrattario al condizionamento sociopolitico del Socing verrà reinstruito mediante tre fasi (apprendimento, comprensione ed accettazione) al termine delle quali non avrà altra possibilità che allinearsi al regime. <br />In conclusione l’opera dell’autore è uno specchio della realtà che merita di essere letto. Per chi fosse interessato Orwell, come molti altri autori, ha lasciato vari carteggi con cui comprendere l’essenza e il “perché” delle sue opere. Ne è un esempio la lettera del 1944 in risposta a Noel WIllmett, che aveva sottoposto allo scrittore la domanda sul se il totalitarismo fosse una prospettiva anche per Inghilterra e Stati Uniti, da cui si evince che George aveva già teorizzato le basi del grido di allarme che a distanza di 4/5 anni si sarebbe tradotto nel romanzo “1984”.</p><br><br> Postato in: 1984 - George Orwell stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Wed, 16 Nov 2016 10:14:17 +0100 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/37#post37 7-7-2007 - Antonio Manzini http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/101#post101 <p>Roma. Il ritrovamento del corpo in una cava di marmo di Giovanni Ferri, figlio ventenne di un noto giornalista di Nera, brutalmente picchiato e di poi ucciso con un colpo unico e diretto alla base del cranio, e del cadavere di Matteo Livolsi, coetaneo, ex compagno di scuola ed amico intimo del primo, assassinato a distanza di pochi giorni con le medesime modalità, portano il Vicequestore Rocco Schiavone ad indagare su un traffico di stupefacenti gestito da una spietata criminalità organizzata. <br />Al contempo, il protagonista, dovrà fare i conti con la moglie Marina, la quale, a seguito di un’attenta analisi dei conti e delle spese, ha capito in quali loschi traffici sia intricato il marito; circostanza questa che costituisce un vero e proprio colpo basso per la donna che inevitabilmente arriva a chiedersi chi sia davvero l’uomo che in quei sei anni ha avuto accanto. Una pausa è necessaria… </p><p>«Li ho pagati io, sa? Mio figlio mica lavorava. E poi mi sembrava giusto. Li ho rovinati io, e pago il mio errore. E’ così la vita, no? Bisogna pagare per i propri errori. Ora lei mi spiega quale errore ha fatto Giovanni? Dov’è che ha sbagliato?» </p><p>Due vicende parallele, quelle descritte, che finiranno però con il coadiuvarsi ed intrecciarsi sino ad arrivare a spiegare molti dei perché che si celano dietro alla figura di uno dei personaggi più amati degli ultimi tempi. Due, ancora, le peculiarità. Non solo <br />Marina è viva, ma gli avvenimenti fanno capo alla capitale d’Italia e, dunque, ad un luogo antecedente a quello della Valle D’Aosta dove le avventure sono ambientate sin da “Pista nera”. Un Flashback vero e proprio, quello ideato da Manzini, che ha inizio e fine nel presente, ma che si svolge interamente nel passato. <br />Badate bene però, non ci troviamo innanzi all’ennesimo episodio di una saga ben ideata, quello che aprirete con “7-7-2007” non è, infatti, soltanto un giallo, ma anche un connubio di emozioni. Il funzionario di polizia si offre al grande pubblico mostrandosi per sensibilità ed emotività, dimostrando al lettore il suo attaccamento alla compagna ma anche agli amici di sempre (Sebastiano, Furio e Brizio) i quali, forse, a loro volta, si fanno davvero conoscere. Non solo. Rocco, nonostante tutte le sue strategie, scorrettezze, brutalità, scale di “rotture di palle” etc etc, si riconferma un ottimo segugio, un uomo che cerca di svolgere al meglio il suo lavoro. <br />Sospetti, dubbi, incertezze, ipotesi, deduzioni, trovano in questo elaborato, conferma e risoluzione.</p><br><br> Postato in: 7-7-2007 - Antonio Manzini stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Thu, 31 Aug 2017 18:28:18 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/101#post101 A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/82#post82 <p>Una lettera minatoria. Uno scherzo? Una burla di cattivo gusto? Questo il pensiero del signor Manno, farmacista del paese nonché destinatario della missiva incriminata. Trascorrono i giorni ed il suo corpo, insieme a quello del medico Roscio, vengono rinvenuti, alla data del 23 agosto 1964, privi di vita in quella che doveva essere una semplice e mera battuta di caccia. <br />Immediatamente, Roscio viene qualificato quale vittima innocente del farmacista perché se non fosse andato con lui, certamente sarebbe vivo. Le indagini proseguono seppur appaiano paralizzate, seppur giorno dopo giorno l’interesse verso il misfatto sembri venire meno ed il colpevole già individuato dalla massa. <br />Il professor Paolo Laurana, docente d’italiano, latino e storia nel liceo classico del capoluogo, è un uomo disciplinato, metodico, preciso, poco incline ai divertimenti, rigoroso e fortemente rispettoso delle volontà della madre. Gli stessi alunni lo hanno sempre considerato un tipo bravo ma curioso, curioso nel senso di quella stranezza che non arriva alla bizzarria, a quella bizzarria opaca, greve, quasi mortificata. E’ a lui che il dettaglio salta all’occhio, è a lui che sarà implicitamente attribuito il compito di sbrigliare la matassa, di giungere ad una risoluzione del caso. <br />Ma come addivenire alla verità, come mettersi contro il sistema quando si può essere stranieri, nella verità o nella colpa, ed anche, insieme nella verità e in quella colpa, che regola questo ordinamento di sistema stesso? </p><p>«Ma sa com’è? Una volta, in un libro di filosofia, a proposito del relativismo, ho letto che il fatto che noi, ad occhio nudo non vediamo le zampe dei vermi del formaggio non è ragione per credere che i vermi non le vedano… Io sono un verme dello stesso formaggio e vedo le zampe degli altri vermi» p. 69 </p><p>Attraverso l’espediente dell’investigazione, Leonardo Scia Scia, dà vita ad un romanzo incalzante, scorrevole e ben calibrato che trasporta in lettore in un universo di denuncia. <br />La Sicilia che ci viene presentata è infatti un luogo di omertà, di ipocrisia, di corruzione, di pregiudizio, di assuefazione, di dicerie, di connivenza con la malavita. Al tutto si sommano atmosfere affascinanti, caratterizzate dal pettegolezzo e dalle chiacchere di piazza, dalla consuetudine, dalla mentalità prettamente familiare, dalla concezione della mafia che, come un’ombra, è onnipresente eppure formalmente intangibile. <br />L’autore non si risparmia nemmeno in merito alla caratterizzazione dei personaggi: ciascuno è delineato e reso concreto a prescindere dalla durata della sua apparizione. Il lettore, grazie a ciò, riesce a prefigurarsi chiaramente chi ha davanti, con le sue forze e le sue debolezze. <br />Non manca nemmeno quel gusto retroamaro che in un epilogo inevitabile trova la sua sostanza. Non vi è possibilità di cambiamento, in questo luogo fatto di menzogna, non vi è speranza. Chi cerca di mutare le cose, finisce con l’essere ed il diventare, inevitabile parentesi di un tempo che fu. <br />Questo e molto altro è “A ciascuno il suo”.</p><br><br> Postato in: A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Fri, 14 Jul 2017 18:14:05 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/82#post82 A sud del confine, a ovest del sole - Murakami Haruki http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/70#post70 <p>Hajiime è un figlio unico nato e cresciuto in un’epoca in cui tale condizione era un marchio a fuoco, un’eccezione da guardare con sospetto, con ritrosia. Sin dalla tenera età, infatti, il giovane si è sentito diverso, sapeva di esserlo. Soltanto con lei, Shimamoto, tale diversità veniva meno poiché anch’essa sola, poiché anch’essa priva di quei fratelli e sorelle atti a creare un legame di sangue insondabile. Quando gli anni, la scuola e le circostanze li separano, il protagonista né sente inevitabilmente la mancanza, mancanza questa che accuserà anche nei rapporti successivi. Sarà per lui impossibile non paragonare le emozioni provate con la ragazza con le future compagne. All’età di trentasette anni, ella riappare in modo costante nella sua vita. O almeno così, lui crede. <br />Ma chi è Hajiime? Hajiime è un uomo adulto che si ritrova quale bagaglio un passato che cerca in ogni modo di comprendere. Quest’ultimo è rappresentato da Shimamoto, nonché seppur in modo diverso, da Izumi (emblema del senso di colpa, del dolore). Detta condizione fa si che il protagonista verta in una sorta di bolla, di impasse, che non gli consente di integrarsi con il presente, e da qui, di incanalarsi nel divenire. Quel presente in cui vive è dunque privo di colore, ha caratteri mortiferi, di deprimente insoddisfazione. </p><p>«Il ricordo di quel contatto è ancora vivo nella mia mente. Era una sensazione mai provata prima, e mai più ritrovata. Era solo una mano piccola e calda di una ragazzina di dodici anni, ma sentivo che in quelle cinque dita e in quel palmo era racchiuso, come in una minuscola vetrinetta, tutto quello che c’era da sapere sulla vita. Prendendomi per mano mi aveva reso partecipe di quei segreti. Mi aveva fatto capire che nel mondo reale esisteva davvero un posto come quello» p. 16 </p><p>Nello scorrere delle pagine il lettore viene catapultato nel simbolismo crescente della vita e della morte, del passato e del futuro. Si trova di fronte ad una femme fatale fortemente diversa dal personaggio presentato nelle prime pagine, pertanto, la percepisce quale sterile, priva di quel qualcosa che la renda affascinante, che ne giustifichi l’attrazione dell’uomo. Hajiime si riscopre a dover fare una scelta che è più grande di lui: quegli opposti che caratterizzano la sua vita provocano dolore e danno allo stesso la sensazione di essersi perso, disintegrato. Questo carattere è altresì accentuato dalla figura del padre della moglie, personificazione del capitalismo a cui da sempre il trentasettenne è rifuggito per poi risvegliarvisi immerso. <br />Non solo. L’età adulta è caratterizzata anche da un ribaltamento di quella difformità che precedentemente era causa di malessere: se infatti antecedentemente essere figli unici era una circostanza di isolamento, di discrimine, con il mutare della società diviene uno stato sociale apprezzabile, ben visto, condiviso, a discapito di chi al contrario può godere della presenza di fratelli e sorelle. <br />Ma quale sarà la scelta di Hajiime, si lascerà andare alla morte dell’io con Shimamoto o sceglierà comunque di vivere con la mano calda di Yukiko sinonimo di speranza, vita e possibilità per il domani? <br />Con uno stile sobrio, intenso, ammaliante, Murakami conquista il lettore con un testo che nonostante sia stato giudicato non tra i migliori, arriva e colpisce. A mio modesto giudizio, infatti, l’autore si fa apprezzare per la dimensione introspettiva dell’opera la quale è interamente e completamente in essa sostanziata. Sin dalle prima battute ove si rispecchia la solitudine dell’uomo attraverso la figura del figlio unico, il giapponese ricrea perfettamente quella dimensione essenziale e fondamentale al lettore per porre in essere una specifica analisi di sé e del suo vissuto. <br />Da non sottovalutare. </p><p>«Non prestai quasi ascolto alle sue parole. Prima di andarsene, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse:”Certo che il tempo cambia le persone, in vari modi. Non so che cosa ci sia stato allora tra te e lei, ma, comunque sia andata, tu non hai nessuna colpa. A chi più. A chi meno, è capitato a tutti di avere un’esperienza del genere, perfino a me. Dico sul serio, è successo anche a me. Così vanno le cose a questo mondo! La vita di una persona appartiene a quella persona. Non ci si può sostituire a lei e assumersi la responsabilità della sua esistenza. E’ come essere in un deserto, non c’è altro da fare che abituarsi. Alle elementari hai mai visto il film della Disney, il Deserto che vive?” “Si”, risposi. “Questo mondo è come quel film. Se c’è la pioggia, i fiori sbocciano e se non ce n’è, appassiscono. Gli insetti vengono mangiati dalle lucertole e queste, a loro volta, vengono divorate dagli uccelli, ma, alla fine, tutti muoiono comunque. Tutto muore e inaridisce. Finita una generazione, ne viene un’altra. E’ così che vanno le cose. Tutti vivono e muoiono in tanti modi, ma non è questo che conta. Alla fine ciò che rimane è il deserto. E’ il deserto quelle che vive veramente!» p. 76-77 </p><p>«Le illusioni di un tempo non mi avrebbero più aiutato, non avrebbero più creato sogni per me. Il vuoto restava tale, quel semplice vuoto che mi aveva accompagnato per anni e al quale avevo cercato di adattarmi. “Questo è il punto cui sono arrivato”, - pensai - , “e devo abituarmici. Adesso tocca a me creare sogni per gli altri, sarà questo il mio nuovo compito”. Non conoscevo il potere di quei sogni, ma, se la mia vita aveva un significato, era quello di perseverare con tutte le mie forze in quell’intento. Forse.» p. 199</p><br><br> Postato in: A sud del confine, a ovest del sole - Murakami Haruki stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Thu, 18 May 2017 10:16:53 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/70#post70 Accabadora - Michela Murgia http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/113#post113 <p>Anni ’50, Soreni, Sardegna. Maria Listru, figlia di Anna Teresa Listru, è una fill’e anima. Quarta e ultima nata, viene adottata da Tzia Bonaria Urrai, nubile benestante e sarta di facciata. Sono i lustri in cui nell’entroterra sardo è diffusa la pratica del “fillus de anima” ovvero di quell’accordo ingenerato tra privati per cui si manifesta l’affidamento volontario e consensuale di un figlio da parte dei genitori a terze persone. La piccola si ritrova così in una nuova casa, con nuove regole perché quelle della madre adottiva sono legge di Dio e come tali vanno rispettate, e con uno spazio tutto per sé. L’anziana, resasi conto delle condizioni economiche e affettive in cui la giovane è vissuta, inizia un vero e proprio lavoro di ricostruzione, un lavoro atto a creare prima di tutto un rapporto di amore, di rispetto e di famiglia. <br />E quello che si instaura tra le due, è un legame fortissimo. Bonaria dona alla bambina istruzione, saggezza, intelligenza, severità, affetto e generosità, tanto che questa ha tutti gli strumenti per crescere sana e responsabile, ha tutti gli strumenti per crescere nella consapevolezza che alcune cose possono essere fatte, mentre altre, no. Questi concetti, purtroppo, non sempre e non necessariamente coincidono con l’idea filosofica del giusto e dello sbagliato. <br />Ma l’opera non si esaurisce con quanto sino ad ora esposto. Attorno alla figura di Bonaria si cela il mistero, il segreto. E’ oggetto e destinataria di domande, domande alle quali non può essere data risposta, domande, ancora, che semplicemente non possono essere poste. Maria si impegna a mantenere il silenzio, a domare la curiosità. Non sa spiegarsi il perché di quelle improvvise uscite notturne, ma sa anche che l’anziana è stata categorica in merito. Quando scoprirà quel che davvero si cela dietro la sua figura, quel che queste sortite notturne hanno ad oggetto, resterà destabilizzata e si staccherà da quel ventre materno che l’ha tirata sù per ritornarvi soltanto dopo aver maturato, soltanto quando alcuna parola è più necessaria perché ogni silenzio vale più di ogni verbo espresso. <br />Caratterizzato da un linguaggio curato, fluente, quasi magico, uno stile narrativo capace di far rivivere le tradizioni, le superstizioni e le credenze della cultura sarda, “Accabadora” è un romanzo che si auto conclude in appena una giornata ma che lascia il segno. L’intero suo scorrimento è caratterizzato da quell’alone del mito, della fiaba mixato alla trattazione di argomenti attuali ed infine, alla dimensione eterna. Quest’ultima è quella che parla dell’orgoglio, dei doveri di una figlia verso la madre e della madre verso la figlia, della vita, del significato che le attribuiamo, di quando questa perde quei connotati che siamo soliti riconoscere quali elementi giustificativi di dignità e di vivere. </p><p>«Perché Arrafiei era andato sulla neve del Piave con scarpe leggere che non servivano, e tu invece devi essere pronta. Italia o non Italia, tu dalle guerre devi tornare, figlia mia» </p><p>«Ci sono cose che si sanno e basta, e le prove sono solo conferma»</p><br><br> Postato in: Accabadora - Michela Murgia stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Mon, 06 Nov 2017 17:59:08 +0100 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/113#post113 Acquanera - di Valentina D'Urbano http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/212#post212 <p>"Acquanera" è il secondo romanzo di Valentina d’Urbano. Viene dato alle stampe dopo l’ottimo esordio de "Il rumore dei tuoi passi" (che può vantare uno degli incipit più belli che mi sia capitato di leggere) e conferma i tanti pregi (e i pochi difetti) della scrittrice e illustratrice romana. Il romanzo è certo una storia di fantasmi, cimiteri e obitori, e ognuna delle sue 360 pagine trasuda inquietudine, cupezza e presenza della morte, ma è anche e soprattutto la storia di quattro generazioni di donne. Clara, Elsa, Onda e Fortuna sono tutte dotate di poteri paranormali, che vanno dalla capacità di vedere i morti e di parlare con loro (posseduta dalla medium Onda), all’abilità di Clara ed Elsa nel preparare unguenti e bevande miracolose, fino alle doti del tutto particolari di Fortuna, di cui non parlo per non spoilerare la trama. Il libro racconta la storia di ognuna di queste donne e si sofferma, in particolare, su quella di Fortuna, facendosi in questo senso romanzo di formazione. Fortuna cresce sperimentando l’odio e l’emarginazione pur non avendo, in apparenza, alcun potere sovrannaturale. Sconta la sua appartenenza a quella famiglia così inconsueta e la sua vita è un inferno, almeno fino a quando non incontra Luce, la figlia del guardiano del cimitero, anche lei odiata da tutti i bravi ragazzi, e le brave ragazze, del paese, per il suo aspetto sgradevole e per il suo odore fastidioso. L’amicizia con Luce (ragazza il cui passato è come un’ombra che grava da sempre su di lei) diventerà sempre più profonda e si trasformerà in qualcosa che nessuna delle due potrà più controllare (evito ogni spoiler). Altro protagonista del romanzo è il lago. Un lago che è pieno di cadaveri (non solo di suicidi). Un lago le cui acque assumono colori che, quando appaiono limpidi e puri come nei sogni di Elsa, simboleggiano la morte, mentre quando appaiono scuri e fangosi, come nell’ambiente che circonda la capanna in cui vive Onda, significano ricerca di un luogo appartato, lontano dal mondo dei vivi. Un romanzo psicologico, quindi; caratterizzato da immagini potenti e da una trama che ha un gran ritmo (tanto che se ne potrebbe facilmente ricavare un film). Peccato per il finale, che è piuttosto discutibile e non all’altezza di ciò che è venuto prima. Un romanzo che sarebbe da leggere assolutamente, quindi, se non risentisse pesantemente di una tendenza della scrittrice che già si era intravista nel brillante esordio letterario: quella di far muovere i protagonisti come se fossero pesci in un acquario, prigionieri di un tempo che passa eppure sembra non passare mai, ingabbiati in un luogo in cui nulla di ciò che esiste al di fuori di esso può entrare (non c’è politica, non c’è cronaca se non quella che riguarda la trama, non c’è musica, non c’è neanche geografia, non c’è nient’altro che il mondo disperato di queste donne) né influenzare minimamente le loro vite. A pensarci bene, anche certe illustrazioni della d’Urbano sembrano avere questa caratteristica, ma con una differenza: sono meno monocromatiche rispetto alla sua scrittura, hanno più sfumature, e dimostrano un’attitudine all’ironia e al sarcasmo che in questi primi due libri non si è vista. Chi vuole leggere questo romanzo deve prepararsi: nessuna delle sue pagine concede tregua. Dolore, disperazione, morte, emarginazione dominano il testo dall’inizio alla fine, senza mai un’apertura o il minimo spiraglio.</p><br><br> Postato in: Acquanera - di Valentina D'Urbano stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Tue, 13 Jul 2021 16:14:16 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/212#post212 Alta fedeltà - Nick Hornby http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/187#post187 <p>Rob è stato lasciato da Laura, all'improvviso e senza spiegazioni. Nonostante finga di star bene (come molti di noi fanno dopo una rottura), il racconto segue le vicessitudini che lo portano a dare un senso a tutto. <br />Ironico, pungente, a volte imbarazzate. Rob è uno di noi, una persona qualunque, che affronta i propri sentimenti e sbaglia, poi si corregge, poi sbaglia ancora. <br />Se siete amanti della musica ve lo consiglio perché ci sono una miriade di citazioni musicali. <br />Libro molto piacevole, ne hanno tratto anche un film e una recentissima serie tv. Consigliato anche per gli amanti del grande schermo.</p><br><br> Postato in: Alta fedeltà - Nick Hornby stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Mostra l'argomento</a> | stripslashes("$1") . (Array) . stripslashes("$3")>Posta la risposta</a> Fri, 07 Aug 2020 14:20:02 +0200 http://reanet.comune.empoli.fi.it:80/community/forum/reviews/show/187#post187