Accabadora
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Libri Moderni

Murgia, Michela

Accabadora

  • Copie totali: 12
  • A prestito: 6
  • Prenotazioni: 0

Titolo e contributi: Accabadora / Michela Murgia

Pubblicazione: Torino : Einaudi, [2009]

Descrizione fisica: 164 p. ; 22 cm

ISBN: 9788806197803

Data:2009

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Classi: 853.92

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2009

Sono presenti 12 copie, di cui 6 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Fucecchio 853.91 MUR 9-40034 Su scaffale Prestabile
Montespertoli
  • Nota di possesso e di provenienza: Scarselli Corrado
853.9 MUR acc
6-23967 Su scaffale Prestabile
Certaldo 853.92 MUR 10-50850 Su scaffale Prestabile
Montaione
  • Nota di possesso e di provenienza: LS
853.914 MUR
13-15518 Su scaffale Prestabile
Santa Croce
  • Nota di possesso e di provenienza: Ein
853.914 MUR
12-47321 In prestito 22/12/2017
Castelfiorentino
  • Nota di possesso e di provenienza: Libreria Rinascita
853.92 MUR
5-58074 In prestito 22/12/2017
Cerreto 853 MUR 7-16888 In prestito 22/12/2017
Castelfranco 853.91 MUR 11-26097 In prestito 22/12/2017
Capraia 853.914 MUR 15-6106 Su scaffale Prestabile
Vinci
  • Nota di possesso e di provenienza: Pic 2010
G 853.914 MUR acc
8-25183 In prestito 22/12/2017
Vinci
  • Nota di possesso e di provenienza: Pic 2010
G 853.914 MUR acc
8-25184 In prestito 22/12/2017
Vinci
  • Nota di possesso e di provenienza: Pic 2010
R s 853.914 MUR acc
R8-9452 Su scaffale Prestabile
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Anni ’50, Soreni, Sardegna. Maria Listru, figlia di Anna Teresa Listru, è una fill’e anima. Quarta e ultima nata, viene adottata da Tzia Bonaria Urrai, nubile benestante e sarta di facciata. Sono i lustri in cui nell’entroterra sardo è diffusa la pratica del “fillus de anima” ovvero di quell’accordo ingenerato tra privati per cui si manifesta l’affidamento volontario e consensuale di un figlio da parte dei genitori a terze persone. La piccola si ritrova così in una nuova casa, con nuove regole perché quelle della madre adottiva sono legge di Dio e come tali vanno rispettate, e con uno spazio tutto per sé. L’anziana, resasi conto delle condizioni economiche e affettive in cui la giovane è vissuta, inizia un vero e proprio lavoro di ricostruzione, un lavoro atto a creare prima di tutto un rapporto di amore, di rispetto e di famiglia.
E quello che si instaura tra le due, è un legame fortissimo. Bonaria dona alla bambina istruzione, saggezza, intelligenza, severità, affetto e generosità, tanto che questa ha tutti gli strumenti per crescere sana e responsabile, ha tutti gli strumenti per crescere nella consapevolezza che alcune cose possono essere fatte, mentre altre, no. Questi concetti, purtroppo, non sempre e non necessariamente coincidono con l’idea filosofica del giusto e dello sbagliato.
Ma l’opera non si esaurisce con quanto sino ad ora esposto. Attorno alla figura di Bonaria si cela il mistero, il segreto. E’ oggetto e destinataria di domande, domande alle quali non può essere data risposta, domande, ancora, che semplicemente non possono essere poste. Maria si impegna a mantenere il silenzio, a domare la curiosità. Non sa spiegarsi il perché di quelle improvvise uscite notturne, ma sa anche che l’anziana è stata categorica in merito. Quando scoprirà quel che davvero si cela dietro la sua figura, quel che queste sortite notturne hanno ad oggetto, resterà destabilizzata e si staccherà da quel ventre materno che l’ha tirata sù per ritornarvi soltanto dopo aver maturato, soltanto quando alcuna parola è più necessaria perché ogni silenzio vale più di ogni verbo espresso.
Caratterizzato da un linguaggio curato, fluente, quasi magico, uno stile narrativo capace di far rivivere le tradizioni, le superstizioni e le credenze della cultura sarda, “Accabadora” è un romanzo che si auto conclude in appena una giornata ma che lascia il segno. L’intero suo scorrimento è caratterizzato da quell’alone del mito, della fiaba mixato alla trattazione di argomenti attuali ed infine, alla dimensione eterna. Quest’ultima è quella che parla dell’orgoglio, dei doveri di una figlia verso la madre e della madre verso la figlia, della vita, del significato che le attribuiamo, di quando questa perde quei connotati che siamo soliti riconoscere quali elementi giustificativi di dignità e di vivere.

«Perché Arrafiei era andato sulla neve del Piave con scarpe leggere che non servivano, e tu invece devi essere pronta. Italia o non Italia, tu dalle guerre devi tornare, figlia mia»

«Ci sono cose che si sanno e basta, e le prove sono solo conferma»

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