Il leopardo
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Materiale linguistico moderno

Nesbø, Jo

Il leopardo

Titolo e contributi: Il leopardo / Jo Nesbo ; traduzione di Eva Kampmann

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2011

Descrizione fisica: 767 p. ; 22 cm

ISBN: 9788806208127

Data:2011

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Opera:

Nomi: (Autore) (Autore)

Classi: 839.8238

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2011

Sono presenti 11 copie, di cui 1 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
MMAB Montelupo SUSP NESB 2-25936 Su scaffale Prestabile
Montespertoli
  • Nota di possesso e di provenienza: Einaudi
B 1393
6-24757 Su scaffale Prestabile
Vinci
  • Nota di possesso e di provenienza: L.S.
G 839.823 8 NES leo
8-25538 Su scaffale Prestabile
Santa Croce
  • Nota di possesso e di provenienza: Ein
D 839.823 74 NES
12-50223 Su scaffale Prestabile
Cerreto 839.8 NES 7-17236 Su scaffale Prestabile
Fucecchio
  • Nota di possesso e di provenienza: 3. ed., 2011
839.823 7 NES
9-43283 Su scaffale Prestabile
Castelfiorentino 839.823 7 NES 5-59463 Su scaffale Prestabile
Montespertoli
  • Nota di possesso e di provenienza: dono
839.823 NES leo
6-24862 Su scaffale Prestabile
Certaldo 839.823 74 NES 10-54590 In prestito 27/08/2018
Gambassi 839.823 74 NES 3-13238 Su scaffale Prestabile
Empoli 839.82 NES 4-175149 Su scaffale Prestabile
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Dopo “L’uomo di Neve” Harry Hole cercava un rifugio dove affondare nei propri dispiaceri, tra alcol, oppio e scommesse ai cavalli. E quale miglior luogo, se non Honk Kong, poteva rispondere a questa esigenza?
Ha chiuso con la sezione anticrimine norvegese, non ha più niente a che fare con questa, con omicidi efferati, e quant’altro. Il connubio di siffatti elementi lo ha portato a perdere gli unici veri affetti che aveva, quindi perché continuare a lottare se qualsiasi suo tentativo di fermare i peggiori serial killer non arreca altro che dolore e perdizione al suo, già precario, “non equilibrio”?
Eppure la sezione non la pensa come lui; Kaja Solness è stata incaricata di recuperarlo e di riportarlo ad Oslo. Un omicida senza scrupoli sta mietendo vittime su vittime, apparentemente senza che tra queste sussista un collegamento. L’unico che può venire a capo della matassa è Harry. Ma la soluzione del caso non è essenziale soltanto per impedire al killer di continuare ad uccidere, lo è anche per mantenere in vita la sezione anticrimine stessa: la Kripos, capitanata da Bellman, ha infatti deciso di accaparrarsi tutti i casi di omicidio norvegesi e per farlo necessaria è la dissoluzione della sezione anticrimine mediante l’espediente dell’unificazione dei due gruppi investigativi. Riuscirà Harry a risolvere il caso? Riuscirà a salvare la sua quadra dall’eliminazione? Quali misteri si celano dietro le pagine de “Il leopardo”?
Con questo elaborato Nesbo offre al lettore un testo ricco di colpi di scena, uno scritto caratterizzato dal giusto grado di mistero, con un assassino che funziona ed un protagonista che nel suo essere un animo in perdizione colpisce e conquista. Pagina dopo pagina chi legge è infatti invogliato ad andare avanti, a scoprire chi si nasconde dietro le molteplici morti che hanno colpito Oslo e vi riesce senza difficoltà grazie, oltretutto, alla presenza di un linguaggio fluido e diretto che senza troppi giri di parole arriva al punto.
Pertanto, attraverso una serie di personaggi concreti, un omicida da scoprire ed uno stile ottimale, il romanzo funziona, prende. Non nascondo però che verso i suoi ¾, circa cioè intorno a pagina 450, esso si appesantisce, rischia di sfiancare. Questo perché tende a diventare troppo surreale, eccessivo, facendo porre in essere ad Hole azioni che vanno oltre l’umano, l’immaginabile e facendo altresì compiere delle azioni al reo che sono ai limiti dello splatter e del tollerabile (soprattutto una volta che il movente di tali atti viene rivelato). Se poi vi si aggiunge che questo assassino sembra essere libero di agire indisturbato perché le carte sono, ogni volta che si presume aver individuato la sua identità e proceduto all’arresto, costantemente rimescolate, inevitabile è sdubbiarsi. Se da un lato, infatti, questo incrementa la curiosità e la suspense, dall’altro rende farraginoso il proseguo. Porta l’avventuriero conoscitore a sospirare, a dire “Nesbo e daccelo questo serial killer!”.
In conclusione; l’autore si conferma come uno dei giallisti più apprezzati e forti del nostro secolo grazie ad una storia dalla trama solida, per la gran parte avvincente, e ad un protagonista eccentrico ma acuto; una vicenda, quindi, che nel complesso merita di essere letta, nonostante la nota finale del “voler fare troppo”, dell’eccedere.

«[..] Nessuno è come sembra, e quasi tutto, a parte il tradimento vero e proprio, è menzogna e inganno. E il giorno in cui scopriamo che neanche noi siamo diversi, è il giorno in cui ci viene meno la voglia di vivere.»

«Siamo tanto banali. Crediamo perché vogliamo credere. Agli dei perché placano la paura della morte. All’amore perché fa sembrare la vita più bella. A quello che dicono gli uomini sposati perché è quello che dicono gli uomini sposati.»

«Non puoi svilire i tuoi sentimenti così, Harry. Cerchi di scantonare il fatto che tu, come chiunque altro, sei guidato da concetti di giusto e sbagliato. Forse il tuo intelletto non possiede tutte le argomentazioni per spiegare questi concetti, ma sono comunque radicati in te molto, ma molto profondamente. Giusto e sbagliato. Forse sono cose che i tuoi genitori ti hanno raccontato quando eri piccolo, una fiaba con la morale che ti ha letto la nonna, un episodio che è successo a scuola e ti è sembrato ingiusto e su cui hai riflettuto molto. La somma di tutte queste cose semidimenticate. [..] Perché dice che forse non riesci a vedere la radice, giù in fondo, e malgrado ciò non ti schiodi di lì, continui a vagare in tondo, è quello il posto cui appartieni. Cerca di accettarlo, Harry. Accetta la radice. [..]
– La cosa peggiore da sopportare non è il dolore fisico, credimi, lo vedo tutti i giorni. E nemmeno la morte. Addirittura nemmeno la paura di morire. –
– E allora qual è la cosa peggiore? –
– L’umiliazione. Essere privati dell’onore e della dignità. Essere spogliati, emarginati dal branco. Questa è la punizione peggiore, essere sepolti vivi. E l’unica consolazione è che si colerà a picco relativamente in fretta – »

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