L'amica geniale
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Libri Moderni

Ferrante, Elena <1943->

L'amica geniale

  • Copie totali: 17
  • A prestito: 14
  • Prenotazioni: 1

Titolo e contributi: L'amica geniale : infanzia, adolescenza / Elena Ferrante

Pubblicazione: Roma : edizioni e/o, 2011

Descrizione fisica: 327 p. ; 21 cm

ISBN: 9788866320326

Data:2011

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore)

Classi: 853.914

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2011

Sono presenti 17 copie, di cui 14 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Santa Croce
  • Nota di possesso e di provenienza: Rin
853.914 FER
12-50632 In prestito 30/08/2017
Gambassi
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853.914 FER
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Empoli 853.914 FER 4-151817 In prestito 06/07/2017
Castelfiorentino 853.9 FER 5-60184 Su scaffale Prestabile
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853.9 FER ami
6-25040 In prestito 27/07/2017
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  • Nota di possesso e di provenienza: Leggere
853 FER
7-17402 In prestito 10/07/2017
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853.914 FER
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Capraia 853.914 FER 15-6537 Su scaffale Prestabile
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853.914 FER
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853.91 FER
9-48194 In prestito 06/07/2017
Empoli M 32104 4-169886 In prestito 13/07/2017
Certaldo 853.914 FER 10-59455 In prestito 10/07/2017
Vinci G 853.914 FER ami 8-27458 In prestito 12/07/2017
Empoli M 33155 4-174471 In prestito 27/07/2017
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Anni 50. Lila Cerrullo, classe 11 agosto 1944, e Elena Greco, classe 15 agosto 1944, vivono in una Napoli ancora provata dagli anni della guerra, una realtà ancorata ai vecchi principi e per questo poco incline al cambiamento. Lenù e Lila conoscono la povertà, conoscono il sacrificio ed il prezzo di quella società fondata sul “faticare” dove studiare è solo un corollario aggiuntivo e superficiale che non deve sostituirsi mai al lavoro, cardine essenziale e primario di ogni uomo.
Ed è in questo contesto che nasce la loro complessa amicizia; un rapporto di amore-odio, di invidia e di compensazione, di competizione e di limite, un legame stratificato e corroborato di così tante sfumature che è impossibile descriverlo a parole. Le vite delle due protagoniste scorrono parallelamente sino al termine delle classi elementari; ove a ognuna è concesso il diritto di andare a scuola ad imparare a leggere e a far di conto. Entrambe sono molto brave, ma Lila spicca di quella intelligenza mixata ad un carattere ribelle che mai Lenù, al contrario diligente e retta, avrà. E tanto sono diverse caratterialmente, tanto lo sono fisicamente, queste due eroine. Se la Greco è bionda, prima più alta e ciocciotta, di poi con l’adolescenza più bassa e formosa, Lila è dapprima bassina, magrissima e ossuta, di poi alta, slanciata e fortemente desiderata. Giunte al termine delle classi primarie, inevitabile la separazione. Vani i tentativi della maestra Oliviero di convincere i rispettivi genitori a far studiare le sue pupille. Lila deve rimboccarsi le maniche, è la risposta. I soldi servono. Elena, dopo molte azioni di persuasione, potrà al contrario continuare. E sarà così brava, così meticolosa da riuscire non solo ad ultimare le scuole medie ma ad intraprendere gli studi presso il liceo classico ove si distinguerà per essere la migliore; risultato che conseguirà, paradossalmente, proprio grazie al contributo indiretto dell’altra che privata della possibilità di continuare ad apprendere – lei che è una spugna mossa da insaziabile curiosità – imparerà, mediante i testi della biblioteca – da autodidatta non solo il latino ma anche la lingua greca.
Più passano gli anni e più quel sentiero intrapreso, quella via comune, si allontana e riavvicina, si intreccia per poi nuovamente riallontanarsi. Lenù, per la formazione ricevuta, non può più rivedersi negli amici del Rione, ma non può non rispecchiarsi in Lila suo antecedente necessario. Quest’ultima all’opposto, per fuggire alle attenzioni di Michele Solara, camorrista, decide di legarsi sentimentalmente a Stefano, il salumiere figlio di Don Achille; scelta questa che la segnerà indelebilmente.
Quelle che abbiamo davanti con l’opera della Ferrante sono pagine pulsanti, un fiume palpitante di parole che rende concrete Elena, l’amica geniale capace di coadiuvare intelligenza e volontà, e Lila di fatto la più dotata, considerata la più cattiva eppure oggettivamente colei che maggiormente sente il peso dell’ambiente, della famiglia, di una bellezza non richiesta che cerca di offuscare quella mentale, quella che non sa liberarsi degli altri per emergere, quella che invita l’altra a studiare sempre.

«”Qualsiasi cosa succeda, tu continua a studiare”
“ Altri due anni: poi prendo la licenza e ho finito”
“No, non finire mai: te li do io i soldi, devi studiare sempre”
Feci un risolino nervoso, poi dissi:”Grazie, ma a un certo punto le scuole finiscono”
“Non per te: tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine”». P. 308-309

“L’amica geniale” non è però soltanto il racconto di questa particolare amicizia, “L’amica geniale” è un elaborato che narra di una società, quella napoletana negli anni successivi al conflitto, è uno scritto che descrive i rapporti umani, che analizza la dimensione del quartiere, che scarna il binomio povertà-ricchezza, che si incentra sull’ingerenza pregnante dei genitori sui figli; un’influenza talmente forte da determinarne le sorti (basti pensare alla madre di Elena che prima la denigra perché studia, poi le rinfaccia di mescolarsi alla “feccia” dopo i sacrifici fatti per farle prendere il titolo). A contorno delle due figure principali, abbiamo inoltre una serie di personaggi secondari tutti accomunati da un denominatore comune: la voglia di riscatto, economico ma anche culturale e morale. La Ferrante sembra voler invitare chi legge a riflettere sulla durezza della vita; che è lotta, emersione, materialità e non materialità. E lo fa senza remore, senza nulla risparmiare. Il tutto è avvalorato da una penna che accarezza, munita di uno stile apparentemente semplice, in verità curato in ogni suo frangente, in ogni suo aspetto.
Primo di una quadrilogia, “L’amica geniale” si dimostra capace di catturare ed affascinare il lettore che giunto a conclusione del romanzo, resta frastornato dal contenuto. Se in di primo acchito il testo può sembrare una storia semplice, con un’analisi più a mente fredda, ragionata, si rivela in tutte le sue sfumature spiazzando. Il finale, in particolar modo, mette il temerario conoscitore in condizione di comprendere quelle che sono le conseguenze ineludibili di una decisione, ormai, chiaramente sbagliata.
Definirlo il migliore della saga, è forse, ad oggi, prematuro, perché si è davanti ad un componimento in crescendo, ma certamente è un libro valido, che merita di essere approfondito e che cattura con la forza della pazienza, della curiosità.

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