Le tre del mattino
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Libri Moderni

Carofiglio, Gianrico

Le tre del mattino

  • Copie totali: 12
  • A prestito: 12
  • Prenotazioni: 13

Titolo e contributi: Le tre del mattino / Gianrico Carofiglio

Pubblicazione: Torino : Einaudi, 2017

Descrizione fisica: 165 p. ; 22 cm

ISBN: 978-88-06-23607-6

Data:2017

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.), Italiano (lingua dell'opera originale)

Paese: Italia

Altri titoli:
  • Le *3 del mattino

Nomi:

Classi: 853.92

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2017

Sono presenti 12 copie, di cui 12 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Gambassi 853.914 CAR 3-14077 In prestito 28/12/2017
Fucecchio 853.91 CAR 9-50406 In prestito
Empoli N 853.914 CAR 4-178122 In prestito 04/01/2018
Castelfranco 853.91 CAR 15 11-32738 In prestito 23/12/2017
Castelfranco 853.91 CAR 16 11-32739 In prestito
Capraia 853.914 CAR 15-7642 In prestito 06/01/2018
Coop Castelfiorentino 853.9 CAR 5-71968 In prestito 25/12/2017
Montaione 853.92 CAR 13-23840 In prestito 30/12/2017
Vinci G 853.92 CAR tre 8-28792 In prestito 27/12/2017
Santa Croce 853.914 CAR 12-57540 In prestito 28/12/2017
Montespertoli 853.9 CAR tre 6-30041 In prestito 04/01/2018
Castelfiorentino 853.9 CAR 5-72199 In prestito
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Era appena adolescente, Antonio, quando gli è stata diagnosticata la patologia dell’epilessia idiopatica. Dopo un primo consulto in Italia, il giovane, con il padre, matematico ed insegnante, e la madre, docente di lettere, ormai separati, decide di recarsi in Francia, a Marsiglia, presso lo studio del Dottor Gastaut, un luminare nel settore della malattia de qua. A seguito di questo la vita del paziente torna ad essere “quasi normale”, può riprendere gran parte di quelle abitudini a cui era stato costretto a rinunciare e la sindrome sembra ormai essere sotto controllo. Trascorsi tre anni (siamo circa nel 1983), padre e figlio – ormai diciottenne – tornano in quel de la ville francese per il responso ultimo: sarà Antonio definitivamente guarito oppure dovrà continuare a sottoporsi alla terapia?
Apparentemente, il ragazzo sembra essersi ristabilito, il medico però, decide di sottoporlo ad un’ultima prova, la cd “prova da scatenamento” (oggi vietata e sconsigliata negli ambienti clinici). Padre e figlio, obbligati a causa di quest’ultima, a restare svegli per ben 48 ore consecutive (senza farmaci curativi e supportati soltanto da sorta di pillole a contenuto anfetaminico, atte e necessarie a evitare che il sonno sopraggiunga), si conosceranno, forse, per la prima volta, e, in questo colloquio inaspettato, riusciranno a mettersi a nudo, con le loro paure, forze e fragilità. Un’intimità, quella ritrovata, che Antonio, ricorda ormai da uomo adulto, con un vigore e una forza tale da far supporre che quei giorni siano celati in tempi brevi e non nei recessi della memoria.
Il tutto è avvalorato da una penna briosa, rapida, fluente e affatto impegnativa. La prima sensazione che coglie il lettore nello scorrimento delle vicende è, infatti, la leggerezza, nonostante, i contenuti, siano di indubbia riflessione. Carofiglio si distingue dal suo solito modus operandi ed anche se è percepibile la sua impronta “dietro” il componimento, non si può non apprezzare il tentativo di rinnovamento che in esso è racchiuso. Significativo anche il dato di provenienza delle vicende, liberamente ispirate a fatti realmente accaduti.
Una storia intensa, meditativa che tocca le corde più intime dei rapporti umani e familiari.

«Ero scettico e lui per convincermi ha citato un grande matematico polacco, Stefan Banach: diceva che i buoni matematici riescono a vedere le analogie ma i grandi matematici riescono a vedere le analogie tra le analogie. E’ una definizione geniale, e il mio amico diceva che la stessa cosa vale per i giuristi: quelli bravi colgono le analogie, le omogeneità e le disomogeneità, i grandi le analogie fra le analogie. Sono capaci di portare il discorso su un livello diverso.»

«Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita»

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