Tu che sei di me la miglior parte
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Libri Moderni

Brizzi, Enrico

Tu che sei di me la miglior parte

Titolo e contributi: Tu che sei di me la miglior parte : romanzo / Enrico Brizzi

Pubblicazione: [Milano] : Mondadori, 2018

Descrizione fisica: 543 p. ; 23 cm

ISBN: 978-88-04-67886-1

Data:2018

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi:

Classi: 853.914 NARRATIVA ITALIANA, 1945-1999 (21)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2018
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 3 copie, di cui 2 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Santa Croce 853.914 BRI 12-58176 In prestito 10/11/2021
Castelfranco 853.91 BRI 12 11-33143 In prestito 28/10/2021
Empoli 853.914 BRI 4-184170 In prestito
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Ultime recensioni inserite

Titolo shakespeariano per questo lungo romanzo di Enrico Brizzi. L’autore sceglie di giocare in casa, torna nell’amata Bologna e racconta l’infanzia e l’adolescenza di Tommaso. La storia inizia nel 1982, quando Tommy ha otto anni, e termina nel 1992. Lungo il percorso il ragazzo (che è anche il narratore) si legherà soprattutto a Ester (la ragazza amata) e a Raul (il suo peggior amico), iniziando un triangolo amoroso che si risolverà in un finale imprevedibile. L’elemento interessante del loro legame è che a tutti e tre manca, per diversi motivi, la figura paterna. Per loro, la strada per diventare uomini (e donne) si rivelerà lastricata di errori sanguinosi e cosparsa di lacrime. Come al solito, Brizzi scrive benissimo, ma il romanzo non è omogeneo. La prima parte è stupenda, almeno fino al terribile scherzo giocato a Pinzoglio che ho trovato eccessivo (anche perché sembra scritto dal Brizzi pulp di Bastogne, libro che non ho mai amato). La parte dedicata agli anni del liceo Caimani, poi, soffre il confronto col capolavoro Jack Frusciante. Alcuni dei protagonisti del libro d’esordio (Hoge, Alex, Martino, Adelaide) recitano in piccoli camei o vengono nominati solo di sfuggita, provocando comunque una certa emozione. Predominano qui, largamente, le pagine dedicate all’assunzione e allo spaccio di droga e ai riti della curva (iniziazione, agguati, torti subiti, vendette e discutibili codici d’onore). Il finale è invece bellissimo e, come detto, imprevedibile. In chiusura, non posso non lodare la bravura con cui Brizzi descrive tanti luoghi, più o meno noti, di Bologna, ma soprattutto il suo encomiabile lavoro di ricostruzione degli usi e costumi prevalenti negli anni in cui le vicende si svolgono. Abiti, calzature, pettinature, cibi, bevande, droghe assortite e soprattutto cinema, libri, canzoni e strumenti musicali diventano anch’essi protagonisti, rendendo ancor più autentiche e credibili le storie narrate. Un gradino sotto l’ultimo La primavera perfetta, ma comunque un romanzo da leggere

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