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I più letti

  1. 1

    Cambiare l'acqua ai fiori Valėrie Perrin

  2. 2

    Il quaderno dell'amore perduto Valérie Perrin

  3. 3

    L'acqua del lago non è mai dolce Giulia Caminito

  4. 4

    Tre Valėrie Perrin

  5. 5

    Sembrava bellezza Teresa Ciabatti

  6. 6

    Il colibrì Sandro Veronesi

  7. 7

    2: L'inverno dei leoni Stefania Auci

  8. 8

    Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol

  9. 9

    Harry Potter e la pietra filosofale Joanne K. Rowling

  10. 10

    Fiore di roccia di Ilaria Tuti

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  1. 1

    2: L'inverno dei leoni Stefania Auci

  2. 2

    Cambiare l'acqua ai fiori Valėrie Perrin

  3. 3

    Tre Valėrie Perrin

  4. 4

    Ragazze smarrite Marco Vichi

  5. 5

    Gli occhi di Sara Maurizio De Giovanni

  6. 6

    Un tè a Chaverton house Alessia Gazzola

  7. 7

    L'amore fa miracoli Sveva Casati Modignani

  8. 8

    Angeli Maurizio De Giovanni

  9. 9

    Figlia della cenere di Ilaria Tuti

  10. 10

    Vecchie conoscenze Antonio Manzini

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Il matrimonio di mio fratello - Enrico Brizzi

Un romanzo bellissimo. Una “storia sbilenca, che un po' fa ridere e un po' mette paura” per dirla con le parole dell’autore. E che un po' commuove, aggiungo io. Primo tra i recenti romanzi dedicati all’infanzia, all’adolescenza, ai rapporti tra fratelli, a quelli tra genitori e figli e ai matrimoni che si spezzano, questo si distingue per le robuste dosi di ironia disseminate lungo le sue quasi cinquecento pagine. Pagine che scorrono veloci e non annoiano mai, anzi coinvolgono. Fanno riflettere e arrabbiare, anche. Fanno pensare a quanto la generazione dell’autore, che è anche quella di molti lettori, sia caduta in basso. Leggetelo, non ve ne pentirete. Una curiosità: tra gli ultimi romanzi di Brizzi, alcuni hanno come co-protagonista uno sport. Qui è l’alpinismo, in “Tu che sei di me la miglior parte” è il calcio, in “La primavera perfetta” è il ciclismo. Anche nel raccontare le imprese sportive, o le mancate imprese, Brizzi è un vero maestro. Chapeau.

Tre - Valėrie Perrin

Tre amici, inseparabili durante gli anni della tarda infanzia e dell’adolescenza, progettano di andare a vivere a Parigi, dopo la maturità, per inseguire il loro sogno. Si perderanno, invece. Si ritroveranno solo trent’anni dopo, per scoprirsi cambiati, ammaccati dal tempo che è passato. Un libro sull’amicizia? Forse. Di certo il romanzo è un lungo viaggio - più di seicento pagine – attraverso l’infelicità umana. Leggiamo di malati di cancro che non vogliono curarsi perché stufi della vita; di madri e padri che abbandonano i figli lasciandoli crescere in famiglie sghembe; di adolescenti che si suicidano per amore; di aborti; di bambini imprigionati in un corpo che rifiutano e che, una volta diventati adulti, non hanno la forza di cambiare; di matrimoni falliti; di amori tossici; di incidenti stradali fatali; di maestri sadici che torturano gli allievi restando sostanzialmente impuniti e via dicendo. La prosa della Perrin è scarna, intrisa di realismo, raramente poetica, priva di lampi di speranza (a parte quella contenuta nelle ultime pagine in cui alcune cose, come per miracolo, o magari per la forza di una rinata amicizia, paiono aggiustarsi) e senza ironia. Verrebbe voglia di interrompere la lettura molto presto e sarebbe uno sbaglio perché, dopo quattrocento pagine, quando viene rivelato chi sia in realtà la misteriosa narratrice della storia, il testo diventa più coinvolgente. La sottotrama gialla, legata alla sparizione di Clotilde, trova la sua soluzione (prevedibile) proprio in quelle pagine. Due osservazioni, per concludere. La prima: se l’autrice avesse intitolato il romanzo “Quattro”, anziché “Tre”, avrebbe fatto una scelta più appropriata. Leggendo il libro, e non prima di pagina quattrocento, capirete perché. La seconda: il romanzo contiene in sé un altro romanzo, intitolato “Bianco di Spagna”, di cui si leggono degli estratti. Questo libro, scritto da Adrien, è forse più originale di quello che lo contiene. Di nuovo: leggendo il libro capirete perché. La lettura dei 92 brevi capitoli che costituiscono il romanzo è, nel complesso, piuttosto faticosa anche perché, nell’alternanza tra un capitolo e l’altro, l’autrice si diverte a viaggiare nel tempo tra il 2017 e il 1987, e poi ancora tra il 2018 e il 1994 e così via, rendendo il testo difficile da seguire. Una lettura molto impegnativa, quindi, sotto tutti i punti di vista.

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