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Aspetta primavera, Bandini
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Fante, John

Aspetta primavera, Bandini

Torino : Einaudi, c2005

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Primo romanzo del ciclo di Arturo Bandini a essere pubblicato, nel 1938. Chi ha già letto gli altri tre noterà subito una differenza: è narrato in terza persona. Questo deriva senz’altro dall’indecisione dell’autore riguardo alla scelta del vero protagonista della vicenda: Arturo Bandini o il padre Svevo? Non a caso l’incipit si apre con il muratore Svevo Bandini che, con le scarpe sfondate, rattoppate con la carta di scatole di pasta non pagate, avanza “scalciando la neve profonda”. L’inverno freddissimo del Colorado è un altro protagonista della storia. Un inverno che non dà tregua e costringe il muratore Svevo a mesi di inattività non retribuita, durante i quali la sua famiglia fa la fame. Nella miseria e nella disperazione cresce Arturo, maturando un odio totale verso la madre (donna debole e succube delle proprie convinzioni religiose) e verso la sua condizione di immigrato di origine italiana (“di nome faceva Arturo, ma avrebbe preferito chiamarsi John. Di cognome faceva Bandini, ma lui avrebbe preferito chiamarsi Jones. Suo padre e sua madre erano italiani, ma lui avrebbe preferito essere americano”). È un romanzo duro, crudo (nella seconda pagina ci sono ben tre bestemmie), spesso violento e a tratti audace, la cui pubblicazione credo abbia richiesto un certo coraggio da parte dell’editore, ma è il primo capolavoro di John Fante e vale davvero la pena leggerlo. Ogni sua pagina è intrisa di passione e tanti passaggi raggiungono alte vette poetiche. Bellissime sono le scene ambientate nella scuola (che gran personaggio suor Mary Celia, col suo occhio di vetro; che grandi personaggi sono i compagni di scuola di Arturo). Stupendo è il capitolo otto, quello dedicato alla storia di sesso tra Svevo e la ricca, e affascinante, Effie Hildegarde. Commovente è la narrazione dell’amore (non corrisposto) di Arturo per Rosa. Spietato il racconto dell’umiliazione di Mary, costretta ad acquistare merci a credito senza avere mai soldi per saldare il conto. Crudele il ritratto della madre di Mary, donna davvero detestabile. Un romanzo da leggere assolutamente, quindi, anche se leggermente inferiore a Chiedi alla polvere. Perché inferiore? Perché, innanzitutto, mentre Aspetta primavera sembra più una raccolta (anche se perfettamente organica) di racconti, Chiedi alla polvere è un romanzo fatto e finito. Inoltre, l’indecisione di Aspetta primavera (il romanzo è la celebrazione del mestiere di Svevo o la narrazione dell’adolescenza di Arturo?) in Chiedi alla polvere scompare, e il lettore è catapultato nella mente di un Arturo ormai deciso a diventare un grande scrittore, con effetti di coinvolgimento maggiori. Fante, nella prefazione, dice che “tutta la gente della mia vita di scrittore, tutti i miei personaggi si ritrovano in questa mia prima opera” e, se lo dice lui, perché non credergli?

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