Diario in versi del brutto tempo
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Libri Moderni

Morelli, Antonio <1956-2019>

Diario in versi del brutto tempo

Titolo e contributi: Diario in versi del brutto tempo / Antonio Morelli ; studio critico di Umberto Manopoli

Pubblicazione: Empoli : Editori dell'acero, 2012

Descrizione fisica: 162 p. ; 21 cm

ISBN: 9788886975704

Data:2012

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Nomi: (Autore) (Autore)

Classi: 851.914 POESIA ITALIANA, 1945-1999 (21)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2012

Sono presenti 15 copie, di cui 1 in prestito.

Biblioteca Collocazione Inventario Stato Prestabilità Rientra
Empoli EMP 851 MORdi 4-157050 Su scaffale Disponibile
Empoli SL 851.914 MOR 4-157047 In prestito 11/11/2013
Montaione 851.914 MOR 13-18016 Su scaffale Disponibile
Certaldo 851.914 MOR 10-56784 Su scaffale Disponibile
Gambassi Terme
  • Nota di possesso e di provenienza: Autore
SL 851.914 MOR
3-12961 Su scaffale Disponibile
Cerreto Guidi T 851 MOR 7-19686 Su scaffale Disponibile
Santa Croce sull'Arno 851.914 MOR 12-54102 Su scaffale Disponibile
Fucecchio 851.91 MOR 9-47325 Su scaffale Disponibile
Castelfiorentino 851.9 MOR 5-63405 Su scaffale Disponibile
Castelfranco di Sotto 851.91 MOR 11-29484 Su scaffale Disponibile
Vinci G 851.92 MOR dia 8-26829 Su scaffale Disponibile
Montelupo Fiorentino - MMAB POTE MORE 2-28204 Su scaffale Disponibile
Empoli SL 851.914 MOR 4-170681 Su scaffale Disponibile
Empoli SL 851.914 MOR 4-191699 Su scaffale Disponibile
Montespertoli 851.9 MOR dia 6-26538 Su scaffale Disponibile
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«Se non scrivessi le poche righe che qui compongo [..] sarei uomo senza sguardo, senza il permesso di vivere » scrive Antonio Morelli ne “Il permesso di osare” , componimento classe 2007, da cui traspare in tutta la sua forza, il bisogno di elaborare, per vivere la poesia quale luogo ove il vissuto può ricomporsi ed esprimersi in tutta la sua semplice verità.
Perché la parola è strumento, ma anche fine. E’ il mezzo dell’animo sensibile per pronunciarsi, per rimettersi in pace con quella ferita che lacera nel profondo, per guardare con i propri fissi occhi quel dolore che attanaglia, che piega, che incessantemente percuote. Ed è il fine, perché attraverso il verbo, il poeta, risponde al canto intimo, perché attraverso il verbo il poeta è tutt’uno con quell’unico vero vivere cercato, bramato, auspicato.
La poesia non è dunque per Morelli solo e soltanto inchiostro su carta che corre e che va; è liberazione, è vita che lenta ed inesorabile si ripercorre, che lenta ed inesorabile si riapre agli occhi primi del sofferente uomo che in punta di piedi vi si avvicina, che si infrange con tutta la sua violenza contro l’individuo-scoglio, perché necessita di “uscire”, perché semplicemente è “essere”, luogo in cui vivere, luogo da vivere.
E’ spazio, dimensione, tempo. Spazio in cui dipanarsi, dimensione in cui chiarirsi, tempo in cui redimersi. Ed è tempo che non è mai avaro di riferimenti perché circoscrivere e precisare sono indispensabili per la spazialità. Solo attraverso il primo, la seconda può esistere. Solo attraverso il primo, la seconda può rivelarsi. E’ quella stanza dove il letterato si interroga, dove l’uomo si mette a nudo.

«Non conosco ancora questa casa. L’interno e l’esterno sono ospiti che ancora non frequento. Li frequento invece nei momenti oscuri.. la sera.. quando pernotto nelle adamantine stanze. Talvolta ho aggiunto una virgola a tale pagina, [..] talvolta ancora la riempio di libri e versi. E ve li scrivo..» da “Stanze”, 30/04/2011. P. 136

Versi, quelli di Antonio, che sono concreti, sostanziosi, tangibili con mano. Non sono mai fini a sé stessi, vanno sempre oltre, si staccano dalla dimensione onirica per abbracciare quella del vero mediante una ritmica che scandisce i momenti, gli istanti, senza mai cedere, senza mai lasciare la presa sul lettore.
Una composizione, quella di “Diario in versi del brutto tempo” che spicca altresì per maturità implicita, per evoluzione stilistica, per creatività innata. Dalla sua lettura, non passa inosservata quell’intima crescita umana. E se “Poesie private” si propone quale esperimento dell’attendibilità e della tenuta del progetto di “vivere in poesia” perché poetare è vivere, nell’opera presentata, questo sperimentare trova risposta alle sue domande, trova risoluzione a quei conti ancora aperti. Una transizione ove vi è possibilità di chiusura per questi ultimi, ove quel “vivere in poesia” è affrontato nella forma nuova del “diario”.
Un perfezionamento notevole, che non passa inosservato e che si fa apprezzare in ogni suo studiato canto. Perché la poesia di Morelli non è mai lasciata al caso, non è mai improvvisata. Ogni vocabolo, ogni verso, ogni rima è incastonata ed incasellata in quella concatenata sequenza per ragioni profonde, e mai scontate.

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